Guardava i palazzi abbracciare il buio del cielo. E le luci che sono sempre accese. Non dormono mai nemmeno loro. Ed ogni tanto vedeva passare qualcuno. Era talmente notte che era quasi mattino. Chi si alzava presto per andare al lavoro, chi rientrava tardi perché domani ... era già domani! Chi andava altrove. Tempo fa rimaneva chiuso in macchina sotto casa sua e non voleva scendere. Non voleva. Oppure non ci riusciva. Aspettava la luce del giorno, per uscire dall'ombra. Poi tornava nell'ombra, per non vedere la luce del giorno. Succedeva così. Guardava quella stanza. Le foto, i segni tangibili di una vita intensa dove non si era risparmiato mai niente. Niente. E forse tutto avrebbe rifatto. Eppure si sentiva un estraneo lì. Anche se si fosse guardato in giro tutto avrebbe parlato di lui. Di loro. Tutto. La vecchia scrivania era imbrattata di tantissime scritte sbiadite. Una personalissima protesta contro tutti, ma soprattutto contro sé stesso. Doveva decidersi a riprendersi le foto. Tutte. Avrebbe voluto riporle in una scatola da scarpe. Marrone. Le osservava. Quanta vita. Quanta. In una sorrideva che sembrava davvero felice, dietro di lui qualcuno con una parrucca argentata lo abbracciava e cacciava fuori la lingua ... se la ricordava quella foto. In una altra era fermo nel bel mezzo di una strada deserta ... un'ombra si proiettava sui suoi piedi. Una strada asfaltata. Un suv nero ... un tramonto ... un autoscatto e quattro persone che alzavano le mani in cielo e sorridevano … che bella foto che era quella ... che colori. In quell'altra si girava di spalle. “Click”. Un concerto ... una birra in mano. Karling (lei diceva che le piaceva solo quella, ma beveva la mia). Che concerto. Il "loro" concerto. Quella sera erano stati davvero intimi ... applausi … per loro due ... chi l'avrebbe detto ... una folla davvero felice di trovarsi su di un altro pianeta. C'era anche un ritratto. I tratti della matita erano rimasti intatti. Lei era ritratta con lo sguardo serio ... perché in quel periodo non c'era più niente da ridere. Ed è in momenti come questo che diceva a sé stesso che lei le mancava. Quel giorno, ne era sicuro, una parte di lui se n'era andata. Per non tornare più ...
"Ho fatto la spesa, ieri. Ho comprato il caffè in una casa dove non si beve caffè (sacrilegio). Certe volte dico a me stesso che vorrei riposarmi anche io. Ieri notte sono rimasto quasi sempre in piedi. Camminavo. Avanti e indietro. Aspettavo, ascoltavo. Ero forse in collera più con me stesso. Ora invece ho le gambe incrociate. I piedi sono sempre scalzi. E indosso la felpa azzurra ... quella che mi hai regalato tu e ti eri portata via in un tuo viaggio ... mica per ricordo, l'avevi semplicemente addosso quando sei partita ... oppure no. E mi accorgo che forse è quasi mattino. No, anzi, è mattino. Diverso dai mattini che vidi nascere con te ... Sceglierò ad ogni modo, nel bene e nel male, di essere sempre me stesso. Sempre. Me l'hai chiesto tu. Mi tengo in mano le parole dette tra gli occhi di due persone che, secondo me, fanno bene a essere sincere l'uno con l'altra ... perché alla fine la sincerità paga sempre. E soprattutto perché questa vita, ne sono certo, non ha ancora finto di stupirmi. Lo so. Spero soltanto che mi faccia soffrire il meno possibile ... ma se prima o poi si tratterà di soffrire (già mi è capitato) ... cercherò di farmi trovare pronto. Ma ... non adesso, no. Non adesso. In questo nuovo giorno, io non so se darò voce alle mie parole, alle mie sensazioni. A ciò che ogni giorno ti vorrei dire. Non lo so. Diciamo che da qui a quando pienamente la città si sveglierà del tutto ... ci penserò ancora un altro po' ... anche se ... Ma intanto non tarderò ad uscire, perché in settimana esco sempre presto e anche se “qui è un posto diverso” non intendo cambiare le mie abitudini. Mi laverò la faccia con l'acqua fredda, mi laverò i denti ... perché oggi mi va così ... e uscirò mentre il respiro rimane ancora regolare. Andrò al solito posto a fare colazione. E se non troverò te ad aspettarmi, troverò un posto per l'auto e camminerò sul viale. Poi per il resto: vedrò.
Riflettendoci:
"Molti posti sono stati “casa” per me. Molti. E ora mi capita, guardando i tuoi occhi, di sentirmi a casa per davvero. Un posto caldo e accogliente, che profuma delle nostre cose, dei sorrisi sinceri che sanno di un forte abbraccio dopo un lungo viaggio, di due volti che si uniscono nel silenzio di un momento, del buon vino, del cibo caldo o dei tuoi meravigliosi biscotti, di due felpe quasi uguali, di un po' di musica dell'anima, per l'anima, di lenzuola bianche e piedi scalzi, intrecciati. E poi la vedo lì. È appesa proprio lì. Siamo io e te, dietro c'è il castello ... Ti abbraccio, tu sorridi, io sorrido al tuo sorriso. E io che ho camminato tanto, sento che ogni singolo passo fatto è stato un passo verso te, cercandoti nei mille tramonti che ho visto, nelle stelle che ho toccato, nei volti di chi ho conosciuto. Solo, mi domando adesso se davvero, da lontano, è quella la “casa” che mi aspettava ... oppure era solo un gioco di ombre colorate ... in questo devastante silenzio".
In breve:
Questo è un elemento tipico della narrativa psicologica, che spesso presenta personaggi con caratteristiche particolari o problematiche della mente o dell’anima.
Questo è un elemento tipico della narrativa romantica, che spesso presenta personaggi innamorati o coinvolti in relazioni sentimentali.
Questo è un elemento tipico della narrativa tragica, che spesso presenta personaggi destinati a una fine infelice o dolorosa.
L.A.M.