Il sole era ormai un’unghia di fuoco oltre il profilo dei calanchi, lasciando dietro di sé quel viola timido che precede il dominio delle stelle. Sulle colline, l’aria profumava di erba tagliata e di quel fresco umido che sale dalla terra quando il giorno si arrende.
Lui camminava lungo il sentiero di cresta, dove i filari di vite sembravano dita scure tese verso il cielo. Accanto a lui, lei procedeva con passo leggero, lo sguardo fisso sull’orizzonte che sbiadiva.
«Senti questo silenzio?» chiese lei, fermandosi. «Sembra che il mondo stia trattenendo il respiro.»
Lui si fermò a pochi centimetri da lei. Poteva sentire il calore che emanava la sua spalla, un calore che per lui era il centro di gravità di ogni cosa. Avrebbe voluto dirle che il suo mondo, di respiri, ne perdeva uno ogni volta che lei gli sorrideva senza accorgersi del baratro che lui aveva nel petto.
«È il momento più bello,» rispose lui, la voce appena più incrinata di quanto avrebbe voluto. «Quello in cui tutto è ancora possibile, prima che il buio decida com’è andata la giornata.»
Lei si voltò a guardarlo. I suoi occhi, nel crepuscolo, avevano il colore del mare profondo. Gli appoggiò una mano sul braccio, un gesto di confidenza fraterna che per lui fu come una scossa elettrica e, insieme, una condanna.
«Sono felice che siamo qui - disse lei - . Non so cosa farei senza un amico come te. Tu resti, anche quando tutto il resto cambia.»
Quelle parole caddero tra loro come pietre in un pozzo. Lui sentì il sapore metallico della verità che premeva contro i denti: l'amore che provava era una lingua che lei non parlava, un codice che non riusciva a decifrare.
L'illusione: Il modo in cui lei gli scostava i capelli dalla fronte.
La realtà: Il fatto che lo facesse con la stessa noncuranza con cui si sistema un quadro storto.
La distanza: Quei pochi centimetri tra le loro mani che sembravano chilometri di oceano.
«Già,» mormorò lui, forzando un sorriso che non arrivò agli occhi. «Gli amici servono a questo...»
Un’ultima striscia di arancio bruciato sparì dietro la collina più alta. Le luci delle case in lontananza iniziarono ad accendersi, piccoli punti gialli che cercavano di farsi coraggio contro l'oscurità. Lei si strinse nelle spalle, rabbrividendo per il primo freddo serale. Senza pensare, lui si tolse la giacca e gliela posò sulle spalle. Lei si avvolse nel tessuto, aspirando il profumo del cotone e del tabacco di lui.
«Grazie,» disse lei, ed ebbe per un istante un’espressione dolcissima, quasi malinconica. Per un secondo infinito, pensò di baciarla. Di rompere l'incantesimo della "lealtà" e rivelare l'incendio che lo stava consumando. Ma lei si era già voltata di nuovo verso la valle. «Andiamo? Comincia a fare buio davvero.»
Guardò la sua sagoma che già si allontanava lungo il sentiero. La seguì, camminando esattamente dove lei aveva posato i piedi, custode di un segreto che le colline avrebbero tenuto per sempre, mentre la notte inghiottiva i contorni di un amore che non avrebbe mai avuto un mattino.
In breve:
Questo è un elemento tipico della narrativa psicologica, che spesso presenta personaggi con caratteristiche particolari o problematiche della mente o dell’anima.
Questo è un elemento tipico della narrativa romantica, che spesso presenta personaggi innamorati o coinvolti in relazioni sentimentali.
Questo è un elemento tipico della narrativa tragica, che spesso presenta personaggi destinati a una fine infelice o dolorosa.
L.A.M.