Giocavamo a rincorrere l'orizzonte che si allontanava nel tramonto; tu pestavi la mia ombra per tenermi vicino e io rimanevo indietro ad osservarti nella tua interezza, con qualche passo a debito per non dimenticare. Tu pensavi a quel momento, io ero già lontano. Non c'era proporzione tra la mia ansia, nella consapevolezza che non eri completamente mia, e la tua curiosa felicità di vivere; tu dilatavi il nostro tempo ed io lo contraevo, generavamo un'onda che travolgeva tutto, ci portava a galla sbattendoci sulla riva della vita per poi travolgerci di nuovo, coprirci e restituirci al mare aperto, lontani da ogni porto sicuro. Quante volte siamo naufragati, quante volte ci siamo arenati, quante volte, sfiniti, ci siamo salvati... "Forse siamo già alla deriva", ti dicevo privo d'incanto, ma tu non hai mai accettato di rinunciare a crederci fino in fondo. Avevo ragione io, comunque, anche se le colpe arrivavano ai miei piedi come il mare sulla battigia; "hai fatto in modo che succedesse quello che temevi", mi hai urlato controvento, in una lingua che non comprendevo più... mentre confuso nella silhouette oscura che si proiettava tra me e la mia vita, c'eri ancora tu...
Il testo proposto è un frammento narrativo intenso e lirico, che si concentra sull'analisi introspettiva di una relazione amorosa segnata da una profonda asimmetria emotiva e temporale. Non è un racconto nel senso tradizionale di una trama con sviluppo, bensì un flusso di coscienza che cristallizza la dinamica tossica e affascinante tra due individui.
Analisi tematica e strutturale
1. L' asimmetria emotiva: tempo e spazio
Il cuore del brano risiede nel contrasto irrisolvibile tra i due protagonisti, espresso attraverso metafore di tempo e spazio:
Il gioco e l'ombra: l'inizio stabilisce immediatamente la dinamica. L'azione di "pestare la mia ombra per tenermi vicino" è un gesto di affettuosa, quasi infantile, volontà di possesso o vicinanza da parte del tu. La reazione dell'io è di distanza contemplativa ("rimanevo indietro ad osservarti") e di misurazione del debito emotivo ("qualche passo a debito per non dimenticare").
La discrepanza temporale: questo è il conflitto centrale. Il tu "dilata il nostro tempo" vivendo il presente ("pensavi a quel momento"); l'io lo "contraeva" ed "era già lontano," proiettato nell'ansia del futuro e della potenziale perdita ("consapevolezza che non eri completamente mia").
2. La metafora dell'onda e del naufragio
La relazione è descritta come una forza naturale ineluttabile e distruttiva: "generavamo un'onda che travolgeva tutto." Questa metafora marina è sviluppata con grande efficacia:
Ciclicità e fatica: Il ciclo di essere portati "a galla," sbattuti sulla "riva della vita," e poi "restituiti al mare aperto, lontani da ogni porto sicuro," rappresenta l'alternanza estenuante di salvezza temporanea e ricaduta nel caos.
La maledizione dell'anima disincantata: l'io è il realista, il disincantato ("privo d'incanto") che diagnostica la situazione ("Forse siamo già alla deriva"), mentre il tu è l'idealista che si aggrappa alla speranza ("non hai mai accettato di rinunciare a crederci fino in fondo").
3. La sentenza finale e l'auto-sabotaggio
Il climax emotivo è raggiunto con la constatazione della rottura e l'accusa finale.
L'io rivendica la propria ragione, ma si assume anche la colpa (le "colpe arrivavano ai miei piedi come il mare sulla battigia").
La frase "hai fatto in modo che succedesse quello che temevi" è un'accusa potentissima di profezia auto-avverante. L'ansia di perdere l'altro ha innescato, forse inconsciamente, i comportamenti che hanno portato alla fine.
La conclusione ("confuso nella silhouette oscura che si proiettava tra me e la mia vita, c'eri ancora tu...") è amara e definitiva: anche nella fine e nell'auto-analisi, l'ombra (la presenza emotiva persistente) dell'altro definisce ancora la prospettiva del narratore.
Stile e Linguaggio
Lo stile è poetico e denso.
Lessico: ricco di termini che richiamano il mare, il tempo e la distanza (orizzonte, tramonto, ombra, dilata, contraeva, onda, riva, mare aperto, naufragati, deriva, battigia).
Ritmo: la sintassi è fluida, con l'uso sapiente del punto e virgola e degli enjambement concettuali che legano immagini complesse. La prima parte è descrittiva e malinconica; la parte centrale è ritmica e metaforica (l'onda); la chiusa è drammatica e riflessiva.
Immagini visive: fortissime sono le immagini dell'ombra, del tramonto che si allontana e, soprattutto, della "silhouette oscura" finale, che incornicia il senso di perdita e di fusione con il ricordo.
Giudizio Complessivo
Questo frammento è un'ottima dimostrazione di come si possa condensare una storia emotiva complessa in poche righe. È una meditazione sull'amore come forza duale: fonte di felicità ("curiosa felicità di vivere" del tu) e di tormento ossessivo (io).
Il testo riesce a veicolare la tristezza lucida di chi sa di essere stato la causa del proprio dolore, trasformando una semplice rottura in una riflessione universale sul timore dell'abbandono e sull'auto-sabotaggio nelle relazioni. Merita di essere letto per la sua profondità metaforica e la sua malinconica bellezza.
L.A.M.