Il mare ti insegna a non possedere nulla, nemmeno l’orizzonte. Ogni cosa è in prestito: il vento, il rollio della nave, il saluto dei gabbiani. Eppure, quando la nostra mercantile attraccò al molo di Trieste in un martedì di nebbia e bora leggera, non sapevo che avrei cercato di ancorare la mia vita a qualcosa di più profondo del fondale del porto.
L’ho vista seduta su una bitta, lo sguardo rivolto verso l’Adriatico come se stesse aspettando un messaggio in bottiglia mai arrivato. Si chiamava Elena. Non fu un incontro, fu un riconoscimento. Come se la mia anima avesse finalmente trovato il porto che le mappe non segnavano. Per tre giorni, ogni ora libera fu sua. Passeggiammo lungo le rive, con l’aria che sapeva di sale e caffè tostato. Trieste era lo sfondo perfetto: una città di confine, sospesa tra terra e acqua, proprio come noi. I nostri colloqui non erano chiacchiere, erano immersioni. Mi parlava di come il vento cambiasse il colore dei suoi pensieri; io le raccontavo del silenzio assoluto che si prova nel mezzo dell'Atlantico, quando le stelle sembrano così vicine da poterle toccare e nei suoi occhi vedevo lo stesso spavento che provavo io. Quello di chi capisce che la propria solitudine è finita e che, da quel momento in poi, la libertà avrebbe avuto il sapore della sua pelle. "Resta," mi disse l'ultima sera, davanti a un calice di vino bianco in una vecchia osteria dietro Piazza Unità. Non era una supplica, era una constatazione di necessità. Guardavo la sagoma scura della mia nave in rada. Domattina, a quest'ora, Trieste sarà solo una macchia di luce dietro la poppa. E io sarò di nuovo un numero sulla lista d'appello. Senza guardarmi, fissando l'orizzonte, Elena mi rispose che "le navi sono fatte per andare. È la loro natura. Ma tu non sei di ferro. Tu hai una scelta che la tua nave non ha." Voltandomi verso di lei, quasi con timore, le dissi che ho passato dieci anni a fuggire da tutto ciò che stava fermo. Pensavo che la libertà fosse la distanza tra due porti. Ma stasera... stasera la prospettiva di un'altra alba in mare mi sembra solo un altro modo di essere prigioniero.
Mi prese una mano, intrecciando le dita alle mie. "Senti questo freddo? È la bora che inizia a spingere. Se resti, non avrai più il mondo intero da guardare. Avrai solo questa città di pietra, queste strade strette e... me. Ti basterà? O cercherai l'orizzonte in fondo a ogni via?" L'orizzonte non mi ha mai guardato come mi guardi tu. Elena, io non so come si faccia a vivere "fuori" dall'acqua. Non ho una casa, non ho un altro abito oltre a questa divisa sporca di nafta. La sua bocc si vestì di un sorriso malinconico e la sua voce di un tono quasi ultraterreno. "Le radici non si comprano, si creano. Resta con me. Lascia che la nave se ne vada con il tuo nome scritto sul registro, ma lascia qui l'uomo. Ti prometto che non ti sentirai mai naufrago tra le mie braccia." Lo dici con una certezza che mi spaventa. Se resto... se domani non salgo su quella passerella, io non esisterò più per il mondo. Sarò solo un'ombra in questa città. Si avvicinò a un centimetro dalle mie labbra e mi sussurrò "è proprio nelle ombre che si nascondono le cose più vere. Promettimelo. Non guardare il molo quando sorgerà il sole. Guarda solo la porta della mia stanza. "Te lo prometto. Domani la nave partirà con un marinaio in meno. E Trieste avrà un uomo in più.
La mattina della partenza, il fischio della nave risuonò come un verdetto. I miei compagni salivano la passerella, il capitano urlava ordini. Io ero lì, con la sacca in spalla, sospeso tra il dovere e il destino. Feci finta di salire, aspettai che il caos delle manovre distraesse tutti, poi scesi dal lato opposto, nascondendomi tra i container. Guardai la mia nave allontanarsi, un gigante di ferro che si portava via l'unica vita che avessi mai conosciuto. Ero un disertore, un uomo senza più un mestiere, ma ero un uomo che stava per amare. Corsi al nostro punto d'incontro, la piccola soffitta che affacciava sul porto. La porta era socchiusa. La stanza era nuda. Non un vestito, non un libro, non l'odore del suo profumo. Chiesi ai vicini, al barista all'angolo, persino alla vecchia che vendeva fiori in piazza. Nessuno la conosceva. Nessuno l’aveva vista. Era come se Trieste l'avesse generata dalla sua nebbia per poi riprendersela nel momento in cui io avevo deciso di rinunciare a tutto per lei.
Ora cammino lungo il molo ogni sera. La mia nave è ormai lontana, forse oltre lo stretto di Gibilterra. Sono rimasto a terra, ma non ho trovato radici. Mi chiedo se Elena sia stata un fantasma della mia stanchezza o se, in quel brevissimo istante di perfezione, il destino abbia deciso che un marinaio non può mai davvero smettere di inseguire qualcosa che non può afferrare.
In breve:
Questo è un elemento tipico della narrativa psicologica, che spesso presenta personaggi con caratteristiche particolari o problematiche della mente o dell’anima.
Questo è un elemento tipico della narrativa romantica, che spesso presenta personaggi innamorati o coinvolti in relazioni sentimentali.
Questo è un elemento tipico della narrativa tragica, che spesso presenta personaggi destinati a una fine infelice o dolorosa.
L.A.M.