Universo nascosto
quante cose sarai nel mancarmi...
agli occhi
sarai un'immagine negata;
alle labbra
un bacio dalla finestra;
ai piedi
passi, fughe e ritorni.
Sarai quei profumi che non trovi più,
quei nomi che non ricordi,
tra quei volti sfumati nel tempo.
cadrò vinto da una morsa
che mi ricorderà di avere uno stomaco;
non riuscirò a cibarmi d'altro
che delle tue immagini e dei miei ricordi.
Consumerò le fotografie,
mi sembrerà di sentire la tua pelle
tenendo in mano un famoso fazzoletto
che ho già cantato.
Avvertirò la tua presenza fugace
nel profumo dell'aria,
casuale,
avvolgente.
Cercherò di dissetarmi dalla tua assenza
bevendo l'acqua salata di una lacrima;
apparirò ridicolo agli occhi del mondo
per aver disimparato a radermi e vestirmi,
per aver dimenticato la strada
per tornare,
a sera,
in una casa che vorrei vedere in fiamme
e nella quale,
invece,
ardono ricordi inestinguibili.
Vorrò chiederti dove passi le tue ore
raccogliendo le immagini
che compongono i riflessi
che raccontano di te...
e quando desidererò di farla finita
con questo male di vivere
sarai il mio scoprire
di non averne i mezzi
e mai più di allora
mi peserà
tanta vigliaccheria.
Livio Amato, da "Soul in motion", 2013.
"Universo nascosto" è un'esplorazione intensa e viscerale del dolore della mancanza, che trasforma l'assenza della persona amata in una presenza onnipresente e ossessiva. La poesia si articola come una confessione, un catalogo di come il vuoto emotivo si manifesti fisicamente, sensoriale e psicologicamente nella vita del narratore.
Il punto di forza della composizione risiede nella sua capacità di rendere l'assenza non un semplice "non esserci", ma una forza attiva e dinamica. I primi versi stabiliscono questo paradosso con grande efficacia:
quante cose sarai nel mancarmi...
L'amata non è persa; è trasformata in un'entità che permea ogni aspetto della realtà quotidiana: un'immagine negata (vista), un bacio dalla finestra (tatto/labbra), e l'infinito ciclo di passi, fughe e ritorni (movimento/piedi). Questa enumerazione sensoriale iniziale crea una base solida per l'esasperazione emotiva successiva.
La poesia eccelle nel descrivere la somatizzazione del dolore. L'espressione della sofferenza che ricorda di avere uno stomaco è particolarmente toccante e potente, legando il vuoto emotivo a una vera e propria impossibilità fisica di nutrirsi se non di ricordi e fotografie. Questo passaggio è l'apice della disperazione fisica, dove la vita stessa si ritira a favore del culto del passato.
L'acqua salata di una lacrima: Un'immagine brillante che cattura l'inutile tentativo di consolazione e dissetamento in ciò che è, per sua natura, solo dolore e sale, simboleggiando l'autodistruzione nel pianto.
La casa in fiamme: Il desiderio di distruzione totale e catartica contro la realtà dei "ricordi inestinguibili" che ardono. Questo ossimoro finale racchiude l'impotenza del narratore di fronte al proprio passato.
Il fazzoletto: Un riferimento intertestuale (il "famoso fazzoletto che ho già cantato") che aggiunge un livello di metapoesia, suggerendo che il dolore è un tema ricorrente e ben noto all'autore, quasi un leitmotiv della sua produzione.
La poesia non evita l'aspetto dell'autocommiserazione e dell'alienazione sociale. La figura che disimpara a radersi e vestirsi e appare ridicolo agli occhi del mondo è il ritratto classico del reietto d'amore, che ha perso il suo posto e la sua funzione nella società per l'eccesso della sua pena.
La conclusione è un colpo di scena psicologico sulla vigliaccheria. Quando il narratore desidera "farla finita", l'assenza si trasforma in un blocco vitale, in un'ultima e insopportabile dimostrazione di debolezza. L'amata, nel mancare, toglie anche la forza di fuggire dal dolore, lasciando il protagonista sospeso nel suo tormento.
"Universo nascosto" è una poesia che colpisce per la sua sincerità brutale e la sua ricchezza di immagini concrete. Il linguaggio è diretto, con momenti di lirismo intenso ("Avvertirò la tua presenza fugace / nel profumo dell'aria, / casuale, / avvolgente."). È un ritratto commovente e cupo di un amore perduto che, lungi dallo sbiadire, si è cristallizzato in un cosmo di pena che ha inghiottito l'esistenza del poeta.
Voto: ⭐⭐⭐⭐ (4/5)
L.A.M.