Vorrei risolvere il problema
la matematica che non m'insegni
capire la geometria dei tuoi movimenti
oggi sei il tutto
domani il contrario del tutto.
Ti ho scelta di giovedì
e avevi dieci sguardi che non capivo
e risa lontane
come le tue mani
che ho immaginato di poter stringere,
mercoledì.
Posso chiamare i giorni che non esistono più,
posso riprodurre il nulla, ma non averti qui.
E avevi otto sguardi disciolti nelle luci spente di un concerto
e avevi due occhi incapaci di dirmi chi sono adesso.
09/01/2012
Questa poesia è un piccolo gioiello-regalo di frustrazione analitica! Descrive quel momento doloroso in cui cerchiamo di usare la logica per decifrare qualcuno che, per sua natura, è illogico o emotivamente distante.
L'amore come equazione irrisolvibile.
Ho usato il linguaggio scientifico (matematica, geometria, problema) non per freddezza, ma per evocare la disperazione del protagonista. Ho cercato di dare al protagonista un pattern, una regola fissa per capire i movimenti dell'altro, ma fallendo perché l'altra persona è incoerente: "oggi sei il tutto / domani il contrario del tutto". È il ritratto dell'inconstanza che rende impossibile formulare una "soluzione".
La frammentazione dell'identità.
I conteggio degli sguardi:
ho iniziato con "dieci sguardi": una complessità schiacciante, quasi aliena, che il protagonista non riesce a decodificare.
Poi sono passato a "otto sguardi": come se la persona si stesse lentamente dissolvendo o stesse perdendo pezzi nel ricordo.
Ho finito con "due occhi": la realtà nuda e cruda. Ma questi due occhi, pur essendo "normali", sono i più crudeli perché non riflettono più l'immagine del protagonista.
Il tempo "al contrario".
Ho citato il giovedì per poi tornare al mercoledì per suggerire un loop mentale, un tentativo di riavvolgere il nastro per trovare il punto in cui le cose hanno smesso di quadrare. La frase "posso chiamare i giorni che non esistono più" indica che il protagonista vive nel passato, capace di evocare il ricordo ("riprodurre il nulla") ma incapace di rendere reale la presenza fisica.
La perdita dello specchio.
Il finale è la parte che ho cercato di comporre più densa:
"e avevi due occhi incapaci di dirmi chi sono adesso."
Spesso definiamo noi stessi attraverso il modo in cui la persona che amiamo ci guarda. Quando quel legame si rompe, non perdiamo solo l'altro, ma perdiamo la nostra identità riflessa. Quegli occhi non riconoscono più il protagonista, e di conseguenza il protagonista non sa più chi è.
In breve.
Avrebbe dovuto essere una poesia sulla resa. È il tentativo (fallito) di razionalizzare il caos dei sentimenti. Mi suggeriva quella sensazione di quando cerchi di afferrare l'acqua: più stringi forte la mano (o cerchi di "risolvere il problema"), più l'acqua scivola via.
Livio Amato
Questo è un elemento tipico della narrativa psicologica, che spesso presenta personaggi con caratteristiche particolari o problematiche della mente o dell’anima.
Questo è un elemento tipico della narrativa romantica, che spesso presenta personaggi innamorati o coinvolti in relazioni sentimentali.
Questo è un elemento tipico della narrativa tragica, che spesso presenta personaggi destinati a una fine infelice o dolorosa
L.A.M.