Nella penombra dorata di una villa che profumava di trementina e gelsomino, Julian osservava la sua sposa. Eleonora era la luce di quella casa che lei stessa manteneva: con la sua dote aveva pagato i giardini curati, i domestici silenziosi e persino i pennelli che Julian impugnava come armi. Lei odiava la pittura. La considerava un’amante crudele che le rubava l’uomo amato, una passione irragionevole che Julian inseguiva nonostante il mondo ignorasse il suo talento. «Solo una volta, anima mia,» supplicò lui, con gli occhi febbricitanti. «Permettimi di catturare la tua perfezione.» Eleonora accettò con un sorriso amaro, un estremo atto d'amore verso un uomo che, geloso della sua stessa arte, non le apparteneva mai del tutto.
Julian possedeva una convinzione morbosa, un delirio di onnipotenza che nutriva nei lunghi pomeriggi in studio: credeva che i suoi quadri non fossero semplici rappresentazioni, ma contenitori di vita. Quando dipingeva una quercia, sentiva il fruscio delle foglie; quando tracciava un ruscello, ne udiva il gorgoglio. Le sessioni iniziarono. Eleonora sedeva immobile vicino alla grande finestra, mentre Julian, in preda a una frenesia quasi mistica, tracciava le linee del suo volto. Il primo giorno, Eleonora perse il suo riso argentino; il terzo giorno, le sue guance, solitamente rosee, divennero pallide come cera; dopo una settimana, la sua energia vitale sembrava colare fuori da lei, scivolando lungo le setole del pennello per depositarsi sulla tela. Mentre il ritratto si arricchiva di una luminosità soprannaturale, Eleonora sprofondava in una malinconia plumbea. Julian, ormai cieco a tutto ciò che non fosse pigmento, non la guardava più. La conosceva a memoria. Dipingeva l'idea di lei, ignorando il fantasma che gli sedeva davanti.
Venne il pomeriggio finale. La luce del tramonto tagliava lo studio come una lama rossa. Julian era in estasi. «Ancora un istante, cara... solo gli occhi e le labbra,» mormorò con voce roca. Intinse il pennello nel carminio più puro e sfiorò la bocca dipinta. Poi, con un tocco di biacca e azzurro, accese lo sguardo sulla tela. In quel preciso istante, un sospiro gelido attraversò la stanza. Eleonora smise di respirare. Il suo cuore, stanco di competere con un'ombra di vernice, si fermò per sempre. Julian gettò il pennello e corse verso di lei, ma non per soccorrerla. Guardò la moglie morta e poi il quadro vibrante di vita. «Ti ho salvata,» sussurrò nel suo delirio. «Ti ho resa eterna. Ho preso la tua vita per proteggerla dal tempo!»
Julian trascorse gli anni successivi nel buio più assoluto. Sbarrò le finestre con assi di legno, licenziò la servitù e visse come un topo tra le macerie della sua gloria immaginaria. Terrorizzato che la luce del sole potesse sbiadire i colori del ritratto, e quindi uccidere definitivamente ciò che restava di Eleonora, vagava nelle tenebre toccando la cornice dorata. Ma la mente, nell'isolamento, è un giudice spietato. Negli ultimi giorni di un'agonia lenta e miserabile, tra i morsi della fame e la pazzia, il velo del fantastico si squarciò. La realtà era assai più atroce: non c'era stata alcuna magia vampirica. In un impeto di gelosia paranoica, convinto che la bellezza di Eleonora appartenesse a lui e a nessun altro, Julian l'aveva avvelenata lentamente, giorno dopo giorno, mescolando polveri tossiche nelle sue bevande per renderla docile, per "fermare" la sua vitalità mentre la ritraeva. L'aveva uccisa lui, con le sue mani, travestendo l'omicidio da atto artistico.
Morì solo, tra l'odore di polvere e muffa, con gli occhi sbarrati su una tela che, nel buio pesto, non era più nulla se non una macchia nera di rimorso.
In breve:
Questo è un elemento tipico della narrativa gotica, che spesso presenta personaggi soprannaturali come fantasmi, vampiri, licantropi, ecc.
Questo è un elemento tipico della narrativa fantastica, che spesso presenta situazioni in cui la realtà normale si mescola con la realtà magica o straordinaria.
Questo è un elemento tipico della narrativa psicologica, che spesso presenta personaggi con caratteristiche particolari o problematiche della mente o dell’anima.
Questo è un elemento tipico della narrativa romantica, che spesso presenta personaggi innamorati o coinvolti in relazioni sentimentali.
Questo è un elemento tipico della narrativa tragica, che spesso presenta personaggi destinati a una fine infelice o dolorosa.
L.A.M.